120 Anni dell’Industria Ferroviaria a Pistoia
Sale Affrescate del Comune di Pistoia
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Estratto da: Una fabbrica, una città: un dialogo lungo quasi un secolo – Andrea Ottanelli, Icaro n.7-8, marzo 1994 [3^parte]
…….segue da: SG2 – Approfondimenti……..
Con la Liberazione il dialogo fra fabbrica e città poté compiutamente riprendere. Con una dirigenza nazionale e locale quasi completamente esautorata per la sua compromissione con il regime furono i quadri intermedi e gli operai a farsi carico della ripresa procurandosi commesse dalle truppe statunitensi per pale, picconi e carrelli da traino per la jeep o inventandosi nuove produzioni come quelle delle cucine economiche.
Il ritorno all’efficienza della San Giorgio fu vissuto fin dall’inizio dalla città come il segno della ripresa della vita normale e la possibilità di lavoro per tanti pistoiesi in una situazione in cui, fra l’altro, si proponevano anche nuovi modelli di gestione della fabbrica attraverso il Consiglio di stabilimento che cercavano di evitare la riproposizione di una struttura economica tale e quale quella antecedente al fascismo.
Furono anni intensi quelli fra il 1945 e il 48 in cui la San Giorgio di Pistoia conobbe il suo assestamento definitivo che la vide, ormai completamente all’interno dell’I.R.I., scorporata dal gruppo genovese e costituita dal 1949 in società autonoma con il nuovo nome di Officine Meccaniche Ferroviarie Pistoiesi (OMFP), una denominazione in cui si affermava compiutamente la tipologia prevalente della produzione dopo tanti anni di sterili diversificazioni e il carattere locale della struttura, finalmente tutta e solamente pistoiese.
Si aprì allora il periodo forse più intenso e proficuo del rapporto con la città. Le O.M.F.P. si caratterizzarono infatti subito come un’azienda vivace, fortemente politicizzata, con dei dipendenti partecipi e critici della gestione aziendale, solidali con gli eventi sociali e politici locali e decisi a prendere parte a pieno titolo alla vita nazionale e pistoiese. La crescita dei partiti di massa, l’unità e poi la divisione sindacale, la crescita del tenore di vita, l’ampliamento della vita democratica tutto era filtrato e discusso dall’esperienza della fabbrica. Il primo segretario della Camera del Lavoro unitaria fu così un tecnico della San Giorgio mentre ad amministrare gli enti locali si affiancarono agli esponenti della Resistenza o provenienti dalle file dell’antifascismo degli anni ’20 gli operai dell’O.M.F.P.
Per tutti i partiti e le associazioni di vario genere lo stabilimento divenne un luogo di formazione di quadri dirigenti e non solo locali poiché alcuni dipendenti saranno eletti in Parlamento e questa caratteristica è stata costante negli anni fino ad esprimere il primo cittadino odierno.
Sul finire degli anni ’70 la situazione iniziò a cambiare: ridimensionata la valenza politica dell’esperienza di fabbrica assunse sempre più spazio l’aspetto della qualificazione produttiva aziendale. La O.M.F.P. dal 1962 inserita nel quadro E.F.I.M. con la denominazione Ferroviaria Breda Pistoiesi prima e successivamente di Breda Costruzioni Ferroviarie, è riuscita a conquistare un ruolo di azienda leader nazionale ed internazionale nel settore della produzione di mezzi di trasporto pubblico con tutto quello che ciò comporta in termini di investimenti, preparazione di quadri e tecnici, definizione di strategie produttive, operazioni di marketing e sviluppo dei livelli occupazionali.