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120 Anni dell’Industria Ferroviaria a Pistoia

Sale Affrescate del Comune di Pistoia

Pannello SG2
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Titolo............: La società San Giorgio cresce e si espande
Descrizione: Dal primo appezzamento di terreno acquistato nel 1905 e dai primi quattro fabbricati prospicenti via Pacinotti, la San Giorgio acquista molte altre proprietà, fino a costituire un'unica area tra la stazione ferroviaria, via Ciliegiole e la ferrovia Pistoia-Lucca. Allo stesso tempo l'Azienda incrementa il numero dei dipendenti strutturando un processo di selezione della forza lavoro, prosegue nella costruzione di vari mezzi di trasporto ad uso civile ed inizia a produrre anche materiale bellico.
Autore..........: Gruppo Lavoratori Anziani Breda Costruzioni Ferroviarie
Data.............: 2025

Licenza testi, impaginazione e grafica: Creative Common CC BY-NC-ND 4.0

Approfondimenti:

Estratto da: Una fabbrica, una città: un dialogo lungo quasi un secolo – Andrea Ottanelli, Icaro n.7-8, marzo 1994  [2^ parte]

……..segue da: SG1 – Approfondimenti……

Il cambio produttivo imponeva però spazi e strutture ben diverse da quelle iniziali ed è per questo che la San Giorgio impose praticamente l’abbandono del piano regolatore contribuendo a disegnare in maniera completamente diversa la zona sud della città. Negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale l’area occupata dallo stabilimento crebbe costantemente e furono realizzati numerosi binari di collegamento mentre il Comune realizzò l’acquedotto, l’edificio dei bagni pubblici e, primo caso dopo lo strappo ottocentesco per il collegamento con la stazione ferroviaria, aprì un varco nelle mura cittadine per avvicinare la fabbrica alla città. Ma oltre a questi segni sul territorio, ben altre tracce iniziavano a rimanere della presenza della San Giorgio nel tessuto sociale locale.

I novecento dipendenti del 1911, contadini artigiani e disoccupati che erano divenuti operai metalmeccanici specializzati, rappresentavano una grande novità e un fattore di rinnovamento della società pistoiese, costituendo un soggetto sociale nuovo in contrasto con le antiche classi dirigenti e portatore di nuove esigenze nel modo di far politica e di gestire il potere. La fabbrica costituiva così una fucina di cittadini disposti ad assumersi responsabilità di governo in un’ottica diversa da quella delle tradizionali consorterie liberali chiuse e avulse dalla società civile e formando così il cuore dei partiti più moderni esistenti in quel momento a Pistoia, come il Partito Socialista, o che si formeranno nel dopoguerra, come il Partito Popolare o quello Comunista.

La San Giorgio divenne così il principale punto di riferimento locale per chiunque intendesse rinnovare in qualche maniera la società pistoiese. I suoi dirigenti erano chiamati a far parte dei vari comitati sorti per i più svariati scopi mentre i suoi operai figuravano tra i protagonisti delle nuove leghe sindacali, delle cooperative, delle società di mutuo soccorso e di tutti gli eventi della storia locale o nazionale. Si arricchiva così il quadro sociale, nuove idee e nuove istanze si facevano avanti, il capitalismo industriale obbligava tutti a ripensare al proprio ruolo e Pistoia entrava in maniera nuova nella storia nazionale.

La Grande Guerra accelerò, come in tutt’Italia, questo processo. La San Giorgio in quel periodo crebbe notevolmente divenendo una delle principali industrie belliche nazionali, il suo capitale passò da 1.800.000 lire del 1915 ai 18.000.000 del 1918 e Pistoia fu uno dei punti di forza di questa crescita. La guerra impose anche nuove scelte e la realizzazione di nuove strutture. Nel 1917 fu infatti iniziata la produzione aeronautica per la fornitura al Ministero della guerra di aerei Caproni e furono quindi costruiti i capannoni della sezione aeronautica ed acquistati gli oltre 400.000 mq. del campo di volo e gli addetti complessivi salirono a oltre 1.200. La conseguenza più importante di questo evento è costituito dal fatto che in questo modo una vastissima area agricola a sud della città compresa tra la ferrovia e il torrente Ombrone passò ad un unico proprietario rimanendo sostanzialmente unitaria indivisa e con l’unica destinazione di prato–pascolo per oltre sessanta anni permettendo così una più facile realizzazione dei progetti urbanistici degli anni ’70.

I burrascosi anni del dopoguerra videro rafforzarsi il ruolo egemone della classe operaia della San Giorgio all’interno del movimento democratico pistoiese fino alla partecipazione al movimento dell’occupazione delle fabbriche nel 1920. I due anni seguenti furono, come in tutt’Italia, gli anni del fascismo violento e irrefrenabile, delle sconfitte della democrazia, delle aggressioni, dell’emergere di un modo di far politica nuovo e vincente che a Pistoia smantellò per primi la forza e il potere dei lavoratori della San Giorgio. Gli anni del fascismo furono gli anni dell’ingiustizia sociale, dei bassi salari, della disoccupazione, nel 1933 la San Giorgio aveva appena 315 dipendenti, ma anche e più che altro gli anni in cui il filo tra fabbrica e città si spezzò.

Gli alti muri che separavano la fabbrica da via Pacinotti dovettero apparire ancora più alti e insormontabili per il silenzio e l’isolamento culturale e sociale che avvolgevano chi vi passava buona parte della propria giornata. Con la dirigenza ormai entrata a far parte stabile della classe dirigente locale e nazionale e con i dipendenti ridotti a comparse nelle manifestazioni e nelle attività sportive di regime la frattura tra l’universo fabbrica e la società pistoiese fu totale e il loro rapporto si ridusse alla riproposizione di ruoli di facciata.

Un primo momento di ricostruzione di questo rapporto è rappresentato dalla ripresa delle assunzioni dopo il 1936 con la ripresa produttiva generata dalla crescita dell’economia bellica di cui la San Giorgio beneficiò. Si ricostituì così una classe operaia stabile e giovane già in parte dubbiosa sulla validità del regime fascista che entrò in contatto con i pochi residui esponenti dell’antifascismo in fabbrica e fuori di essa e cominciò a costituire la base sociale della nuova democrazia mentre lo stabilimento cresceva fino a raggiungere le dimensioni che oggi conosciamo. Gli oltre 3.000 dipendenti del 1943 dimostrano il radicamento della San Giorgio negli anni di guerra nella realtà locale e, sempre in quel periodo, fu fondamentale l’incontro tra le maestranze antifasciste pistoiesi e quelle dello stabilimento genovese, spostate a Pistoia insieme a interi reparti produttivi per evitare i bombardamenti a cui erano sottoposti gli impianti liguri.

E’ il breve periodo della maturazione democratica nell’esperienza clandestina congiunta alla crescita tecnologica della produzione, nel 1943 a Pistoia si produssero i primi ed unici due esemplari di radar italiani, che fecero delle maestranze San Giorgio l’aristocrazia operaia del Pistoiese candidandole a protagoniste della nuova vita democratica. Ma il filo si riannodò completamente il 25 luglio del 1943. E’ alla San Giorgio che si diressero spontaneamente gli antifascisti pistoiesi alla notizia della caduta del regime, è davanti ai suoi cancelli che vennero tenuti i primi liberi comizi, è anche da lì che si ricominciò a ricostruire il tessuto sociale di una Pistoia libera e civile che si riappropriava anche del rapporto con lo stabilimento con cui conviveva da quasi 40 anni.

Fu però un’esperienza di breve durata; l’armistizio con gli alleati annunciato l’8 settembre e l’occupazione tedesca, i bombardamenti che bloccarono l’attività produttiva, la diaspora dei dipendenti e della produzione in ben 11 stabilimenti del nord Italia impedirono il dispiegarsi di quelle potenzialità che nelle fabbriche del nord fecero della classe operaia organizzata una delle componenti della Resistenza ma, comunque, sabotaggio della produzione e non adesione alla R.S.I. furono una costante della vita quotidiana delle maestranze San Giorgio.

 

[Approfondimenti validi anche per SG3, SG4, SG5 e SG6]